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Da secoli ormai annoverato come il simbolo dell’inverno in tutta Europa e nel Nord America, il Vin Brulè – anche detto “vino di Natale” – contribuisce ad arricchire il clima di dicembre e si afferma come une delle bevande più consumate in questi giorni di festa, insieme alla cioccolata calda e al sidro di mele. 

La storia

Le origini del Vin Brulè sono riconducibili a una bevanda in uso in Grecia, arrivata solo in un momento successivo nell’Antica Roma, e veniva servito come digestivo a fine pasto. Si chiamava conditum paradoxum, un vino scaldato e aromatizzato con spezie: solitamente si usava il pepe nero e veniva dolcificato con il miele. 
Nell’antichità il pepe nero veniva molto utilizzato sia nelle pietanze che nelle bevande, ma venne poi sostituito con la cannella, una spezia dal sapore particolarmente intenso e deciso.
Si pensa che la sua introduzione sia legata al medico Ippocrate, grande sostenitore delle proprietà mediche lenitive e disinfettanti della spezia. 

Anche nel Medioevo, quindi, è possibile rintracciare una sorta di antenato del Vin Brulè, sempre a base di vino e spezie, chiamato invece ippocrasso, in cui la principale protagonista era la cannella. 

Il tocco svedese

Nel tentativo di migliorare il gusto del vino, al tempo di scarsa qualità e spesso rancido a causa delle cattive condizioni di trasporto e conservazione, gli svedesi inventarono il glögg: un vino caldo speziato consumato originariamente durante i pasti che, nell’Ottocento, vede l’aggiunta di un ulteriore ingrediente alcolico, il cognac. 

Il glögg svedese come lo conosciamo oggi è composto da vino rosso, cognac, zucchero, anice stellato, cannella, chiodi di garofano, zenzero, noce moscata, arancia, uva passa e mandorle.
Proprio con la bevanda svedese il vino caldo inizia ad essere associato al Natale: durante l’Ottocento infatti questo prodotto viene portato fra i banchetti dei mercati e proposto in bottiglie dipinte a mano in occasione delle feste. 
Le ricette, custodite in passato esclusivamente dai produttori, iniziarono a diventare popolari nel Paese creando una vera e propria tendenza che raggiungerà anche le nazioni più lontane.

La bevanda

La ricetta odierna giunse dal Nord Europa e si diffuse in Italia a partire dalle valli alpine fino alla Pianura Padana. Si tratta letteralmente di vino bollito con zucchero o miele, diverse spezie, tra cui la cannella e zenzero, e in alcuni casi prevede anche l’aggiunta di buccia di limone e d’arancia e spicchi di mandarino. Così facendo si otterrà una bevanda dal gusto aromatico che scalda anima e corpo. 
In Veneto il Vin Brulè viene preparato con vini rossi come il Merlot, il Raboso e il Valpolicella, ma in base al gusto personale può anche essere realizzato con vino bianco. 

La gradazione alcolica

Dalla tipologia di vino utilizzato nella preparazione dipenderà di conseguenza la gradazione alcolica del Vin Brûlé, che va generalmente dagli 11 ai 14 gradi. 
Se si vuole ridurre, è necessario prolungare il tempo di ebollizione.

La preparazione

Non esiste una singola ricetta del Vin Brulè, perché in ogni Paese del Nord Europa è possibile individuare alcune variazioni. 
La preparazione base del Vin Brulè rimane in ogni caso molto semplice: tutti gli ingredienti, quindi zucchero, stecche di cannella, bacche di ginepro, scorza di arancia e limone, spicchi di mela e la noce moscata grattugiata, vengono versati in un pentolone insieme al vino. Il tutto viene portato ad ebollizione per cinque minuti, finché lo zucchero non si sarà sciolto. 
L’ultimo passaggio consiste nel filtrare il vino con un colino a maglie molto fini e, prima di servirlo, basterà lasciare il tutto a riposo per circa due minuti. 
A questo punto il Vin Brulè sarà perfetto con biscotti o una fetta di torta per una gustosa merenda invernale.

Provare per credere!

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